Alimentazione e salute

Celiachia o sensibilità al glutine: le differenze

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Autore: La nutrizionista Sabrina Severi

La celiachia e la sensibilità al glutine non celiaca (in inglese “gluten sensitivity”) hanno entrambe a che fare con il glutine, cioè un composto proteico contenuto in alcuni cereali (grano, orzo, farro, kamut, segale, spelta, tricale e tutte le farine derivate), ma non sono la stessa cosa.
Facciamo un po’ di chiarezza.

La malattia celiaca o celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue che si verifica in soggetti geneticamente predisposti e che è causata dall’ingestione di glutine.
Secondo i dati dell’Associazione Italiana Celiachia riguarda circa l’1% della popolazione in Europa e viene diagnosticata, come l’allergia al grano, attraverso un percorso universalmente accettato che viene attivato dal medico di famiglia.
 

 

La sensibilità al glutine non celiaca è, invece, una condizione riconosciuta solo recentemente, che la ricerca scientifica sta approfondendo con il fine di chiarirne i lati ancora sconosciuti. Attualmente, la “gluten sensitivity” viene infatti diagnosticata alle persone con disturbi intestinali ed extraintestinali legati all’assunzione di alimenti contenenti glutine per esclusione, ossia dopo aver escluso la celiachia e l’allergia al grano.
Rispetto alla celiachia, è molto più diffusa: secondo uno studio pubblicato sul “British American Journal”, può riguardare anche più del 20% della popolazione apparentemente sana.

Spesso i sintomi e il quadro clinico delle due condizioni sono simili (dolori addominali, gonfiore, diarrea, alvo alterno, emicrania, per citarne alcuni), ma l’approccio terapeutico è differente.
 

Trattare la celiachia
L’unica terapia disponibile, a oggi, per le persone affette da celiachia è la dieta priva di glutine (o, in inglese, gluten free), cioè una dieta che escluda tutti gli alimenti contenenti glutine.
Solo seguendo questo regime alimentare, le persone con celiachia possono prevenire i sintomi e le complicanze correlate alla loro condizione, e vivere quindi felici senza glutine.
 

Trattare la sensibilità al glutine non celiaca
L’approccio terapeutico, in questo caso, è una dieta a contenuto di glutine controllato, equilibrata e variata sapientemente, che la persona può elaborare con la consulenza di un medico o di un nutrizionista esperti di queste tematiche. 

In attesa di nuove notizie della ricerca scientifica, un buon consiglio da seguire è quello di evitare la monotonia a tavola e cambiare le scelte alimentari ogni giorno, sia per promuovere la salute, sia per prevenire reazioni avverse al cibo.

Celiachia o sensibilità al glutine: le differenze

La celiachia e la sensibilità al glutine non celiaca (in inglese “gluten sensitivity”) hanno entrambe a che fare con il glutine, cioè un composto proteico contenuto in alcuni cereali (grano, orzo, farro, kamut, segale, spelta, tricale e tutte le farine derivate), ma non sono la stessa cosa.
Facciamo un po’ di chiarezza.

La malattia celiaca o celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue che si verifica in soggetti geneticamente predisposti e che è causata dall’ingestione di glutine.
Secondo i dati dell’Associazione Italiana Celiachia riguarda circa l’1% della popolazione in Europa e viene diagnosticata, come l’allergia al grano, attraverso un percorso universalmente accettato che viene attivato dal medico di famiglia.
 

 

La sensibilità al glutine non celiaca è, invece, una condizione riconosciuta solo recentemente, che la ricerca scientifica sta approfondendo con il fine di chiarirne i lati ancora sconosciuti. Attualmente, la “gluten sensitivity” viene infatti diagnosticata alle persone con disturbi intestinali ed extraintestinali legati all’assunzione di alimenti contenenti glutine per esclusione, ossia dopo aver escluso la celiachia e l’allergia al grano.
Rispetto alla celiachia, è molto più diffusa: secondo uno studio pubblicato sul “British American Journal”, può riguardare anche più del 20% della popolazione apparentemente sana.

Spesso i sintomi e il quadro clinico delle due condizioni sono simili (dolori addominali, gonfiore, diarrea, alvo alterno, emicrania, per citarne alcuni), ma l’approccio terapeutico è differente.
 

Trattare la celiachia
L’unica terapia disponibile, a oggi, per le persone affette da celiachia è la dieta priva di glutine (o, in inglese, gluten free), cioè una dieta che escluda tutti gli alimenti contenenti glutine.
Solo seguendo questo regime alimentare, le persone con celiachia possono prevenire i sintomi e le complicanze correlate alla loro condizione, e vivere quindi felici senza glutine.
 

Trattare la sensibilità al glutine non celiaca
L’approccio terapeutico, in questo caso, è una dieta a contenuto di glutine controllato, equilibrata e variata sapientemente, che la persona può elaborare con la consulenza di un medico o di un nutrizionista esperti di queste tematiche. 

In attesa di nuove notizie della ricerca scientifica, un buon consiglio da seguire è quello di evitare la monotonia a tavola e cambiare le scelte alimentari ogni giorno, sia per promuovere la salute, sia per prevenire reazioni avverse al cibo.