Candele Napoletane

Il Profilo

Le Candele assomigliano tuttora, per colore e per il lungo formato, alla pasta che un tempo si vendeva sfusa nei negozi alimentari.

Storia

Si narra una curiosa storia a Napoli, a proposito della pasta e di come riuscì ad arrivare sulle mense regali. Bisogna sapere infatti che, nonostante la bontà di questo primo piatto, i nobili lo disdegnavano perché veniva mangiato dai poveri e con le mani. A risolvere il problema di etichetta ci pensò Gennaro Spadaccini, un ciambellano di corte del re di Napoli, Ferdinando II, costretto dal sovrano ad escogitare una soluzione efficace perché sua altezza alla pasta non voleva proprio rinunciare. Fu così che nel Settecento il ciambellano inventò quello strumento che per noi, oggi, è tanto comune: la forchetta. Da quel momento la pasta non solo entrò nelle mense principesche del regno di Napoli, ma venne servita anche durante i pranzi delle corti di tutta Italia e da lì iniziò il suo giro nel mondo. A scoprire l'importanza di un regime alimentare a base di pasta fu Carlo VIII che nel Cinquecento, durante la spedizione per la conquista del Regno di Napoli, pretese che il suo esercito imparasse a nutrirsi da "persone civili", con abbondanti porzioni di maccheroni conditi con "butirro, cannella, zuccaro et formaggio". La stessa pasta che fece dire a Napoleone Bonaparte, abbracciando a Losanna il portabandiera di un manipolo di legionari partenopei esuli, "Vi condurrò presto a mangiare i maccheroni a Napoli". Non stupisca il riferimento ai maccheroni per una pasta lunga: a Napoli, e in genere nell'Italia meridionale, "maccheroni" è un termine generico per indicare la pasta, sia lunga (ziti, spaghetti e linguine), sia corta (per esempio le penne). Solo nel Nord il termine indica quel particolare formato di pasta tubolare corta.

Luogo di origine e la produzione

La pasta napoletana Gragnano e Torre Annunziata si sono guadagnate la celebrità per la perfetta essiccazione dei loro prodotti, merito di una grande produzione e della natura; in particolare dei venti secchi e asciutti che spirano lungo quelle coste. Un tempo, il pastaio napoletano esponeva la pasta fresca di fabbricazione al sole in grandi cortili, poi la spostava nel fresco delle cantine, in modo che non si spaccasse. Alla fine passava all'essiccazione vera e propria, creando correnti d'aria mediante l'apertura e la chiusura di grandi finestre. Nel corso degli anni, le tecnologie pastaie sono cambiate, ma la pasta napoletana non ha perso la sua qualità e bontà, rimanendo la migliore al mondo, fiore all'occhiello della produzione nazionale.

Ricette