Fisco: rateizzare le tasse

Autore La giornalista Debora Rosciani

Ricevere una cartella esattoriale è un’eventualità che fa paura a tutti. Alla base dell’accumularsi dei carichi affidati alla temuta Equitalia possono esserci errori, dimenticanze, ma – in molti casi – è un reale disagio a rendere impossibili gli adempimenti fiscali. Continuare a non pagare e posticipare il problema, però, è una soluzione che non potrà portare a nulla di buono, anche e soprattutto nelle situazioni di difficoltà più marcata. In questi casi si può prendere in considerazione la rateizzazione del pagamento, che permette di progettare una via d’uscita graduale e più sostenibile per un bilancio già messo alla prova.

 

Non a caso, recentemente Equitalia ha reso più accessibile questa opzione e sono in molti ad averla esercitata: nel solo 2013 è stata concessa in 398mila casi, oltre il 50% del totale, e per un valore di oltre 2,9 miliardi di euro. La maggior parte, Il 71%, riguarda debiti inferiori ai 5mila, cifre che potrebbero essere definite “piccole” ma che per un nucleo familiare possono fare la differenza. 

 

Attualmente, per le cifre inferiori ai 50mila euro, è possibile chiedere il pagamento rateizzato con una semplice domanda, senza allegare ulteriori documenti necessari ad attestare una situazione di difficoltà economica, cosa che è invece necessaria per i debiti che superano questa soglia. La domanda si può presentare inviando una raccomandata oppure recandosi agli sportelli dell’agente di riscossione (Equitalia sul suo sito permette di individuare facilmente i più vicini). Anche i moduli si possono trovare presso gli uffici oppure scaricare facilmente dall’apposita pagina.

 

Equitalia è tenuta a dare una risposta, positiva o negativa. Nel primo caso, il contribuente potrà procedere e pianificare il suo percorso di restituzione, che può essere classificato come “ordinario” o “straordinario”. Entrambi prevedono rate mensili con un importo minimo di 100 euro. I piani ordinari possono durare fino a un massimo di sei anni (72 rate), quelli straordinari fino a dieci anni (120 rate). Questi ultimi si applicano “nei casi di grave e comprovata situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica ed estranea alla propria responsabilità”. Nel caso insorgessero ulteriori impedimenti, al piano inizialmente progettato è concessa l’applicazione di una proroga, che potrà estendere la dilazione sempre fino al massimo di 120 rate complessive. 

 

Un’altra opzione che si può esercitare è quella di chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, anziché costanti, rendendo così nel primo periodo di restituzione l’onere mensile più leggero, nella speranza che con il passare del tempo la condizione economica possa migliorare e permettere di sostenere con meno difficoltà il pagamento di rate successive un po’ più corpose. Una volta impostata la dilazione, l’impegno va onorato pena il decadimento dell’intero piano, che obbligherebbe il contribuente a saldare il debito tutto in una volta. C’è una soglia di tolleranza, fissata nel mancato pagamento di un massimo di 8 rate, anche non consecutive.

 

Oltre a poter progettare con più gradualità la restituzione della somma dovuta al fisco, chi ottiene la rateazione ha tutta un’altra serie di vantaggi: non viene infatti più considerato “inadempiente” da Equitalia. Nei suoi confronti – finché è in regola con i pagamenti delle rate – non è più possibile, quindi, iscrivere ipoteca né attivare alcune procedura cautelare ed esecutiva.

 

Chi ottiene la rateazione, potrà inoltre richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva), un certificato che permette di partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi: un passaggio fondamentale, in molti casi, per creare occasioni lavorative, rialzarsi in piedi e superare il periodo di difficoltà.

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