Come comportarsi se i bambini mordono?

Autore Patrizia Baldrighi - Pedagogista

Molti bambini mordono, soprattutto nella fascia d’età 1-3 anni. Il problema è diffuso ed è quello che suscita le reazioni emozionali più forti fra adulti e bambini, perché il morso è forse il comportamento più antisociale che un bambino possa avere in pubblico.

I genitori dei bambini che ricevono morsi si arrabbiano, perché considerano il proprio figlio vittima di un bambino molto aggressivo; i genitori del bambino che morde, al contrario, vivono un profondo senso di colpa e talvolta usano metodi non efficaci per tentare di farlo smettere. 

Un fenomeno da non ignorare

È importante comprendere che questo fenomeno è fisiologico e passeggero perché è relativo a una precisa fase dello sviluppo del bambino.

Mordere è una fase normale nella crescita di un bambino. Non tutti i piccoli la attraversano, ma molti sì. Un bambino che morde non può essere ignorato ma è vero che i bambini mordono per differenti ragioni, nessuna delle quali è intenzionalmente cattiva

Perché un bambino morde

Un bambino o una bambina entro l’anno di età morde per conoscere. Già a partire dai 6-8 mesi un bambino tende a portare tutto alla bocca, esplora il mondo attraverso questo organo di senso fondamentale. Questo mettere in bocca tutto tendenzialmente riguarda anche i coetanei: immaginiamo bambini che si “assaggiano” a vicenda, si sperimentano, provano a vedere l’effetto che fa.

Il bambino che morde infatti vuole scoprire quale reazione provoca. La risposta del bambino che ha subito un morso basterà a far finire l’esperimento: non è una cosa piacevole e il bambino lo impara. In questa fase il morso è un impulso, il bambino che morde non ha nessuna intenzione di far male, ma si comporta così per imparare.

Dopo l’anno il piccolo incomincia a capire che il mordere può essere una modalità comunicativa con l’altro per esprimere ad esempio: “vai via non mi dare fastidio” oppure “dammelo, è mio “lasciami stare”.

Più il bambino cresce, più il morso viene utilizzato quando c’è frustrazione, disagio e insoddisfazione.

Solo dopo i 2-3 anni diventa un modo per esprimere deliberatamente le proprie emozioni e quindi può essere utilizzato per intimidire i coetanei.

Cosa fare se i piccoli iniziano a mordere

Se il bambino morde non serve sgridarlo o mortificarlo in pubblico: se morde per la frustrazione di non riuscire a esprimere un suo sentimento, vedersi sgridato lo condurrà ad accumulare maggiore stress, e ancora più rabbia.

Ecco alcune strategie per evitare che morda o che impari a non farlo più:

fare delle pause nel corso delle sue attività oppure cambiare gioco: servirà a farlo riposare e ad evitare che accumuli eccessiva tensione;

aiutarlo ad esprimere con le parole, anche dicendole al suo posto, i motivi di rabbia e frustrazione: “chiedi a Paolo di restituirti la tua paletta”;

aiutarlo a sperimentare nuovi comportamenti; mentre sta per mordere chiedergli di abbracciare e dare baci;

• se si arriva troppo tardi e ha già morso, è bene occuparsi subito del bambino “vittima”; in questo modo si può dimostrare che mordere non è una efficace strategia per attirare l’attenzione;

• ogni volta che morde, senza alzare la voce ma con tono fermo e pacato e guardandolo negli occhi e ponendo, sempre garbatamente, una mano davanti alla bocca, dargli un’istruzione chiara e semplice: “Non si morde. I morsi fanno male”;

•   cercare la coesione tra adulti: il comportamento nei confronti del bambino dovrebbe essere il più possibile coeso; tra genitori, educatori, da parte della baby sitter e dei nonni, è fondamentale che vengano dati sempre messaggi coerenti ai bambini. 

Comportamenti da evitare

•  Mai restituire il morso: talvolta si usa questa modalità per far sperimentare al bambino il dolore che provoca agli altri. In realtà questo metodo può avere l’effetto contrario, quello cioè di vedere il mordere come un gioco che anche mamma e papà fanno, quindi sdoganarlo;

•  mai mordicchiare affettuosamente il bambino: a volte i cosciotti paffuti o le braccine rosate fanno venire il desiderio di “mangiarsi il bimbo” e così le mamme, i papà, talvolta anche le educatrici danno piccoli morsetti al bambino. Può diventare una modalità di relazione che il bambino può apprendere e poi utilizzare nei confronti di altre persone;

mai mettere in castigo un bambino perché ha dato un morso: il castigo non ha alcun effetto se utilizzato durante la prima e seconda infanzia, quando il bambino non ha la possibilità di capire, ma suscita esclusivamente sensi di colpa che sarebbe bene evitare.

Quando preoccuparsi se il bambino morde

Il morso durante l’infanzia non dev’essere preso come un sintomo del fatto che, nel futuro, il bambino sarà un individuo violento o incapace di relazionarsi normalmente con

gli altri. Mordere fino ai 3 anni circa è un comportamento fisiologico che va controllato e gestito ma che, in situazioni normali, sparirà autonomamente a mano a mano che il bambino cresce. Spesso si pecca di interventismo; nel momento in cui un bambino alza una mano nei confronti dell’altro viene bloccato senza poter vedere che cosa realmente sta facendo e quindi privando l’altro dell’opportunità di reagire.

I bambini hanno il diritto di sperimentare, esplorare, trovare accordi tra di loro. Per far questo hanno bisogno di adulti che non li giudichino, ma che siano presenti e rispettosi, adulti capaci di osservare le dinamiche infantili dando loro il giusto spazio e intervenendo solo se si intravede una difficoltà reale.

Tuttavia, a volte il morso, soprattutto se il bambino lo fa spesso o se non è più così piccolo, può essere il campanello d’allarme per un disagio più grave: un cambio importante (ad esempio un trasloco), una separazione in famiglia, una situazione di difficoltà in ambito scolastico. In questi casi è sempre bene rivolgersi a una figura di supporto per capire il modo migliore di gestire una situazione che potrebbe essere particolarmente delicata. 

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