Niente paura: gestire l’ansia da redditometro

Autore La giornalista Debora Rosciani

Contribuente, c’è posta per te! Ahimè, non si tratta di un invito a un programma televisivo, ma della raccomandata che non vorremmo mai ricevere: quella spedita dall’Agenzia delle Entrate. Da qualche settimana il fisco sta spedendo lettere ai cittadini che hanno insospettito il cosiddetto “redditometro”, cioè quel sistema recentemente perfezionato che mette a confronto i redditi dichiarati con le spese sostenute in un determinato periodo. Nello specifico, in questo momento è all’esame l’anno di imposta 2009
A far scattare l’allarme, e a far partire le lettere, saranno gli scostamenti superiori al 20%: per dirla in termini semplici, se si è speso 100 ma al fisco risulta che si guadagni 20, un funzionario dell’amministrazione fiscale potrebbe chiamarci a chiarire come sarebbero state sostenute queste spese. 
Non si deve, pertanto, temere nulla, poiché in questa prima fase si tratta semplicemente di un colloquio, che bisognerà sostenere dopo che l’Agenzia delle Entrate avrà inviato un questionario da compilare, dando così la possibilità all’interessato di giustificare le proprie spese.

L’avvento del nuovo strumento di accertamento – il cui obiettivo principale è combattere l’evasione fiscale – ha generato molto malumore e anche un po’ di paura tra i contribuenti. Sicuramente ci sono stati alcuni errori comunicativi: il redditometro, per esempio, esisteva già, è stato solo rafforzato in certi aspetti. 

Il timore più diffuso è innanzitutto quello di dover giustificare ogni spesa, ma non sono le abitudini di tutti i giorni a dover cambiare, né deve temere chi ha risparmiato e oggi vuole godersi la vita. 

Larga preoccupazione c’è anche tra chi di recente ha perso il posto di lavoro e sta garantendo la sussistenza a se stesso e alla propria famiglia grazie ai risparmi del passato o all’aiuto di un familiare.

Nessuno chiederà a queste persone come sopravvivono: succederà solo se la vita di questo particolare gruppo di contribuenti sarà, a un certo punto, vivacizzata da un acquisto molto impegnativo dal punto di vista finanziario. In questo caso il fisco potrebbe chiedere come è stata finanziata quella spesa.

Conservare – magari con un certo ordine – i documenti delle operazioni economiche particolarmente rilevanti è la miglior idea che si possa avere. Essere pronti a mostrarli qualora ce li richiedessero è indice di chiarezza, buona volontà, buona fede, comportamento trasparente e lealtà verso la cosa pubblica. 

E chi venisse “sollecitato” al chiarimento cosa deve fare? Per rispondere c’è una scadenza precisa: non più di 15 giorni da quando il questionario viene notificato. Se le spiegazioni fornite non saranno ritenute soddisfacenti, scatterà il vero e proprio accertamento con adesione, e in quel caso si tratterà di convocazione per un formale contraddittorio. 

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