Mamma in fascia

Autore Bene Insieme

Da circa tre anni, sul territorio ligure (e non solo), si sta diffondendo una particolare attività legata al mondo della danza presente in Europa che coinvolge neo-mamme impegnate in attività di danza mentre portano addosso, con supporti di diverso tipo, i loro neonati.

Francesca Lavecchia, ballerina professionista e insegnante di danza, ha ideato un suo metodo di insegnamento registrato, denominato “danza in fascia”, unendo tecnica e interdisciplinarietà considerata la stretta collaborazione con professionisti in ambito clinico.

Una donna che balla con un neonato è “un sistema danzante”, mamma e bimbo legati assieme cuore a cuore, pelle a pelle e inevitabilmente connessi. 

Un movimento che continua dal parto

Osservata da fuori è un’attività che può essere descritta in questo modo: una bellissima opportunità per fare attività fisica subito dopo il parto, vissuta in compagnia di altre neo-mamme, impegnate a danzare coreografie, sotto la guida esperta di un’insegnante di “danza in fascia”.

L'attività, infatti, offre alla neo-mamma la possibilità di pensare a se stessa riprendendo contatto con il proprio corpo dopo nove mesi di gravidanza, mantenendo però quel legame con il figlio, così importante nei primi mesi di vita. Ma questa descrizione non le rende giustizia, ciò che accade è molto più intenso e profondo.

Una mamma che "danza in fascia" con il suo bambino portato non è una donna che balla da sola: è un passo a due vissuto nella musica e nel movimento. La risposta felice delle mamme mentre eseguono semplici coreografie è la stessa del neonato che ondeggia tranquillo. Mamma e bimbo devono essere considerati come un “sistema”: legati assieme, ancora insieme ma separati, indipendenti ma non autonomi, uno ha bisogno dell’altro e in questa modalità comunicativa si incontrano rivivendo la magia della gestazione. Il movimento non è l’obiettivo, il movimento è un mezzo attraverso cui si trasmette.

Danzare in gruppo come danzare allo specchio

Il senso del gruppo è molto importante perché trasmette una grande forza. Il gruppo è un contenitore di caratteristiche comuni, tutte le ballerine sono sullo stesso piano, con un corpo da rimettere in moto e un bimbo in grembo. Nel gruppo si condividono prima dubbi, difficoltà, ci si confronta come in uno specchio e poi, dopo, si balla insieme.

La mente della donna dopo il parto è interamene dedicata al neonato, alle sue cure e all’allattamento. Insomma la disponibilità della donna dopo il parto è interamente orientata al piccolo, ma questo tipo di attività permette alla donna di viversi completamente senza sensi di colpa o fatica, perché non prevede una scelta “o lui o me”, non sottrae tempo, perché è vissuta contemporaneamente in un movimento guidato e calibrato sulle sue possibilità.

La tradizione della fascia trasposta in danza

Un modo antico, moderno e comodo per stare insieme: queste parole le usa Esther Weber, autrice del libro “Portare i piccoli”, un manuale ricco ed esaustivo per comprendere, apprendere, scoprire il mondo del “portare”: una pratica per trasportare i bambini piccoli utilizzando diversi supporti (fascia, manduca, marsupi…).

Portare un neonato significa farsi carico del bambino, tenerlo addosso, sostenerlo e muoversi insieme a lui; l’espressione anglosassone baby wearing lo definisce perfettamente “indossando il bambino”. La pratica del portare è molto diffusa in tutto il mondo, da nord a sud, anche se viene realizzata in modi diversi.

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