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Salute e Benessere
di BeneInsieme - 09/01/2020

Che cos’è la meditazione Vipassana e quali benefici apporta

La meditazione Vipassana, che cos'è, quali sono i principi, come si fa e quali benefici apporta

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Avete mai sentito parlare della meditazione Vipassana? 

Si tratta di un tipo di meditazione tra le più praticate al mondo, questo perché, se fatta con perseveranza, apporta incalcolabili benefici e può cambiare drasticamente in positivo la vita di chi la pratica. È un metodo pratico e semplice che si prefigge come calmante della mente e donatore di pace interiore, considerato anche un vero e proprio modo di vivere.

Ma cosa vuol dire il termine Vipassana?

La parola deriva dalla lingua pali e significa letteralmente "vedere le cose in profondità come sono realmente". Nel termine è racchiuso il concetto e la vera essenza della pratica.

Ma esattamente, cosa si intende per vedere in profondità?

Vedere le cose per quello che realmente sono significa eliminare tutti gli schemi mentali che ci siamo costruiti per tutta la nostra vita. Perché sono le esperienze che ognuno di noi ha fatto a farci vedere le cose in un determinato modo. In poche parole, ognuno ha una visione soggettiva del mondo che lo circonda a seconda del suo passato più o meno sereno.
Per capirci, farò un esempio: due persone guardano lo stesso paesaggio: un laghetto con un bellissimo sfondo fatto di colline. La prima lo ama perché vede in questo paesaggio serenità, divertimento, ricordi d'infanzia, di campeggi estivi e bagni rinfrescanti. La seconda invece, guardandolo prova un odio profondo, perché in esso vede brutti ricordi, ha rischiato di affogare e, solo la visione, evoca soltanto brutte emozioni.
Questo è un perfetto esempio per far capire il concetto della realtà filtrata in base ai propri schemi mentali.

Origine della meditazione Vipassana

La meditazione di visione profonda è una delle più antiche tecniche di meditazione dell’India ed è stata riscoperta 2500 anni fa dal Buddha. Inizialmente diffusa in tutta l'India e nei paesi vicini, man mano ha perso la purezza della tecnica soprattutto perché veniva usata insieme ad altre tecniche di meditazione, soprattutto yogiche. 
In Myamar, solo grazie ad alcuni insegnanti, la tecnica venne tramandata in totale purezza così come insegnata dal Buddha. Ad oggi, il pioniere e massimo esponente di questa tecnica è S.N. Goenka, allievo per oltre quindici anni di Sayagyi U Ba Khin. Dopo gli studi è passato a insegnare Vipassana in India dal 1969, fondando un centro e da allora non si è più fermato, fondandone numerosi altri in tutto il mondo.

Anche se ultimamente le tecniche di meditazione Vipassana sono un po' cambiate, i principi sui quali si basa questa meditazione sono sempre gli stessi:

L'impermanenza

Man mano che si pratica la meditazione, si diventa consapevoli che tutto è in costante mutamento (anicca), sia quello che c’è dentro di noi che quello che ci circonda è destinato a cambiare. Capire e riflettere su questo principio è imprescindibile perché molti problemi personali sono causati dall’attaccamento verso qualcosa o qualcuno, e non ha senso esserlo.
Tutto è destinato a cambiare con il tempo.
Aggrapparsi a qualcosa destinato a mutare provoca in noi molta sofferenza inutile ed evitabile.

Inesistenza dell'io

Grazie alla meditazione Vipassana si può percepisce nitidamente che, poiché tutto cambia continuamente e ciclicamente sia all'interno che fuori di noi, non esiste un io vero e proprio (anatta). Quello che siamo oggi è molto diverso da quello che eravamo ieri e quello che saremo domani. E per questo è inutile, nonché inopportuno, attaccarsi alla propria individualità, è solo una realtà apparente.
Appunto per questo, non dovremmo mai dimenticare che l’io non esiste, ma c’è solo un flusso di eventi in continuo cambiamento.

La sofferenza

Secondo il Buddha, la sofferenza (dukkha) è provocata da noi stessi. Siamo noi stessi che creiamo le circostanze nel nostro corpo e nella nostra mente per far si che un principio di sofferenza cresca e si trasformi in sofferenza radicata. Grazie alla Vipassana si può evitare di piantare altri semi della sofferenza e piantare solamente quelli della felicità. In questo modo in futuro raccoglieremo solo i frutti di un’esistenza più serena e le piante della sofferenza si seccheranno.

L'equinimità

La cosa più importante della pratica della Vipassana è senz'altro l'equinimità. Per equinimità s'intende serenità e imparzialità nell'assumere una posizione o nel pronunciare un giudizio.
Grazie alla pratica costante si può sviluppare un atteggiamento sereno e imparziali nei confronti di tutto quello che ci circonda e ci capita nella vita. Così come per l'attaccamento alle persone, è opportuno sapere che, sia le cose “positive”, sia quelle “negative”, finiranno prima o poi. Non ha nessun senso attaccarsi eccessivamente al positivo e avere un atteggiamento di avversione verso il negativo. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine.

Consapevolezza

Un altro aspetto importante della meditazione Vipassana è la consapevolezza (sati). Questa è sia necessaria per praticare sia una delle qualità che si acquisiscono grazie alla pratica. Man mano che si pratica si acquisisce una profonda consapevolezza del respiro, delle sensazioni, delle posizioni che assume il corpo, delle sue parti, dei pensieri e anche dei tranelli della mente. Se non si è consapevoli di tutto questo purtroppo succede che si è vittima dei propri schemi mentali e si vive una vita in cui si reagisce continuamente. Grazie allo sviluppo della consapevolezza invece si arriva sempre di più a svolgere azioni più consapevoli, piuttosto che reazioni inconsapevoli.

 

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