Ridurre il consumo di carne: perché?

Autore dall’archivio di Bene Insieme

Quando sentiamo parlare di inquinamento di solito la mente corre subito a immagini di ciminiere sormontate da pinnacoli di fumo nero o ai tubi di scappamento delle automobili: difficilmente pensiamo a stalle e verdi pascoli.

Può sembrare paradossale, ma nella classifica delle attività  umane che immettono gas serra in atmosfera l'allevamento (soprattutto di bovini e ovini) contribuisce più dei trasporti, piazzandosi al secondo posto subito dopo la produzione di energia attraverso i combustibili fossili. Perché? Ebbene, l'allevamento è l'attività umana responsabile della produzione della maggiore quantità di metano (prodotto dalla digestione degli animali) e di protossido di azoto (dal letame).

L'agricoltura in generale e l'allevamento in particolare, inoltre, contribuiscono alla deforestazione (gli alberi vengono abbattuti per fare posto a pascoli e campi coltivabili), causa a sua volta di una maggiore presenza di anidride carbonica nell'aria.

Anche il consumo d'acqua correlato all'allevamento è notevolissimo: tra l'irrigazione necessaria alla coltivazione del foraggio e i liquidi somministrati agli animali, si calcola che un chilo di carne di manzo “costi” più di quindicimila litri d'acqua, mentre un chilo di carne di pollo quasi quattromila.

Infine, gli allevamenti industriali tendono a impiegare le razze di animali più produttive e facilmente adattabili alla stabulazione, che però spesso non sono autoctone del territorio nel quale gli stabilimenti si trovano. Questa scelta è talmente penalizzante per la varietà  delle razze sul pianeta che la FAO la ritiene la principale responsabile del calo totale della biodiversità .

Ridurre il consumo di carne, magari eliminandola dal menu anche solo per un giorno a settimana, può essere un modo efficace per dare il nostro contributo a costruire un mondo più in equilibrio con le proprie risorse. Se la sola idea vi terrorizza, sappiate che è possibile assumere tutti e 8 gli aminoacidi essenziali semplicemente combinando proteine di origine vegetale (come i legumi oppure il seitan e il tofu) con i giusti cereali. Tanti piatti della nostra tradizione rispecchiano alla perfezione questo principio (che nutrizionisti e biologi chiamano “della complementarietà ”): basta pensare alla pasta e fagioli, ai “risi e bisi” (ovvero riso e piselli) o all'insalata di ceci e noci.

 

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