SOS, trigliceridi alti

Autore Bene Insieme

L'innalzamento dei trigliceridi nel sangue può essere di tipo primario o secondario. Nel primo caso la causa è genetica - infatti si parla di ipergliceridemia familiare - e spesso si verifica in soggetti obesi o in sovrappeso; nel secondo, invece, è da imputarsi in particolare a uno scorretto stile di vita o ad alcune patologie, quali il diabete, l’ipotiroidismo e l’insufficienza renale.

I TRIGLICERIDI CHE COSA SONO?

Si tratta di sostanze grasse prodotte nel fegato attraverso la trasformazione degli zuccheri in eccesso assunti con l'alimentazione scorretta. I trigliceridi hanno la sola funzione di “scorta” dei grassi per l’organismo, cioè non forniscono immediatamente energia (come il glucosio), ma vengono utilizzati solo nei momenti di emergenza, cioè quando l’organismo ha bisogno di energia.

SE SONO ALTI, QUALI RISCHI?

Insieme all’aumento del colesterolo, l’innalzamento dei trigliceridi costituisce un fattore di rischio perché danneggia le arterie e di conseguenza può portare a malattie dell’apparato cardiocircolatorio, come cardiopatie, infarto e ictus. Queste le conseguenze dirette a cui si accompagnano situazioni fisiologiche e patologiche, quali: obesità, ipertensione, sindrome metabolica, colesterolo alto, patologie a carico di fegato e reni e disequilibrio degli ormoni della tiroide.

COME PREVENIRE E CURARE L’INNALZAMENTO DEI TRIGLICERIDI

Quando gli esami del sangue evidenziano dei trigliceridi alti, ovvero maggiori dei valori di riferimento, è utile applicare qualche piccola regola per cercare di abbassarlo. 
Familiarità a parte, come detto, i trigliceridi si possono alzare in pratica per tre, quattro ragioni che possiamo definire alimentari: troppa frutta (più di 2,3 frutti al giorno); troppi zuccheri semplici (più di 2,3 porzioni di dolci alla settimana); troppe bevande zuccherate e/o alcoliche; troppo zucchero aggiunto a caffè, tè o tisane. 

L’alimentazione deve prevenire e/o controllare i fattori di rischio per cui risulta essere fondamentale l’adozione di un modello di comportamento alimentare che possa garantire un buon stato di nutrizione e che possa quindi essere protettivo della salute. 


ECCO IN SINTESI COSA È BENE FARE IN CASO DI IPERTRIGLICERIDEMIA:

• effettuare un’attività fisica regolare (dopo accurata valutazione medica); 
• ridurre o evitare l’introduzione di alcol (vino, birra, superalcolici…); 
• ridurre il consumo dello zucchero e degli alimenti che lo contengono come ingrediente (bibite, bevande o succhi, dolciumi, miele, marmellata. Evitare l’eccesso di latte, yogurt e frutta); 
• riportare, o mantenere, il peso corporeo entro valori di normalità mediante: - l’adozione di uno stile di vita più attivo; - la riduzione delle dimensioni delle porzioni; - il consumo di alimenti a minor contenuto di grassi, zuccheri semplici; 
• prediligere il consumo di tagli di carne più magri; 
• ridurre o evitare l’introduzione di grassi animali e limitarsi a 3/4 cucchiai di olio extravergine di oliva al dì; 
• ridurre il consumo degli alimenti che contengono grassi come ingrediente (formaggi soprattutto stagionati, salumi, torte o dolci ricchi di panna e uova); 
• non eccedere nel consumo di sale, perché se utilizzato in eccesso può favorire l’insorgere dell’ipertensione arteriosa. Per aromatizzare le pietanze è consigliabile utilizzare erbe, spezie e succo di limone.


BUONI CONSIGLI

1. Mangiare al max 2 frutti al giorno quindi circa 400g di frutta al netto prediligendo la frutta che contiene meno zucchero come pere, arance, cocomero, melone, fragole e pesche. 
2. Mangiare una porzione o massimo 2 di dolci a settimana. 
3. Non usare zucchero o miele o fruttosio per dolcificare le bevande. 
4. Bere acqua e non succhi o bevande zuccherate. 
5. Bere massimo un paio di bicchieri di vino preferibilmente rosso a settimana. 

Questo articolo ha un carattere puramente informativo. Le informazioni contenute sono rivolte a persone maggiorenni e in buono stato generale di salute. Il lettore pertanto utilizzerà tali informazioni sotto la sua unica ed esclusiva responsabilità. In nessun caso il dietista potrà essere ritenuto responsabile di eventuali danni sia diretti sia indiretti o da problemi causati dall’utilizzo delle informazioni suggerite o degli schemi dietetici proposti.

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