Come avviene il parto fisiologico?

Autore Dottor Ezio Bergamini - Ginecologo

Ci siamo: dopo 280 giorni, 40 settimane, giunge finalmente il termine della gravidanza. Il bambino è pronto alla nascita! Spesso l’attesa si associa ad ansia, per la donna che non ha mai partorito il parto rappresenta una incognita, probabilmente dolorosa, ma che va affrontata, come la mamma o la nonna, consci della gioia che porterà la nascita del bambino. 

I corsi pre parto: un sostegno alla futura mamma

I corsi preparto che vengono organizzati in tutte le Aziende territoriali od ospedaliere, consultori o corsi privati, hanno lo scopo principale di fornire informazioni sul periodo terminale della gravidanza e sulla gestione del neonato ma soprattutto è importante il feeling che si crea con il personale medico ed ostetriche e con le altre coppie: il condividere paure, ansia ed esperienze aiuta moltissimo ad affrontare al meglio l’esperienza parto.

Preparazione al travaglio: esami e visite necessari

La gravida fino in prossimità del parto viene gestita dai Consultori o dal proprio ginecologo ma dalla 38° settimana viene presa in carico dalla struttura che ha scelto per partorire.  Un ambulatorio di fine gravidanza è dedicato alle future mamme: qui l’ostetrica compila la cartella clinica che servirà per il ricovero, verificherà dalla documentazione la regolarità del decorso della gravidanza segnalando eventuali problemi emersi o che possano influenzare il momento del parto, prescriverà eventuali esami pre ricovero o li completerà se già esistenti. Un percorso aggiuntivo caratterizzato da una visita anestesiologica e da alcuni esami ulteriori sarà organizzato per le donne che hanno scelto di eseguire il parto con l’analgesia epidurale.

Alla 40° o 41° settimana verranno eseguiti:

  • una visita ostetrica, una valutazione del benessere fetale mediante controllo del battito cardiaco e dell’attività contrattile eventuale (cardiotocografia tracciato);
  • una ecografia per la valutazione dei movimenti fetali (MAF), movimenti respiratori (MR), della quantità del liquido amniotico, della biometria fetale e della presentazione.

Verso lo scadere della 41° settimana, se ancora non è iniziato il travaglio spontaneo si ricovera per l’induzione allo stesso mediante procedure naturali (olio di ricino o agopuntura) o mediche (utilizzo di prostaglandine). La scelta dell’induzione al travaglio è giustificata da un aumento della morbosità se si supera le 42 settimane. La eventuale rottura delle membrane, che viene avvertita dalla gravida come perdita abbondante di liquido dai genitali, consiglia un ricovero in ospedale ( dopo opportuna conferma ) in quanto il venir meno della protezione del sacco amniotico può essere causa di infezioni se il feto è esposto per un lungo periodo.  

Come viene gestito il travaglio

Il travaglio di parto segna l’inizio del parto stesso. Esso è caratterizzato dalle contrazioni del muscolo uterino, forza motrice che spinge il feto verso l’esterno, avvertite come dolorose, regolari nel tempo ma che devono soprattutto essere efficaci e dalla scomparsa e successiva dilatazione del collo uterino. Il travaglio infatti si compone di un periodo di dilatazione e di un periodo di espulsione. Le contrazioni inducono spesso la gravida ad eseguire il controllo in ospedale ma solo il riscontro di una dilatazione adeguata ( valutabile solo con una visita ostetrica ) può definire un travaglio di parto.

I tempi del travaglio sono diversi da donna a donna, solitamente più brevi nelle donne che hanno già partorito, più lunghi nelle donne che sono alla prima esperienza; la partoanalgesia risulta molto efficace a controllare il dolore del travaglio di parto ma anche altre tecniche più naturali possono aiutare a gestire questa fase che per definizione è dolorosa (travaglio in acqua, ipnosi, agopuntura, massaggi etc.). Ovviamente importante é anche il clima che si istaura attorno alla gravida in travaglio sia da parte dei parenti e del personale ma anche dell’ambiente in cui si trova: luci soffuse, musica adeguata, clima caldo, intimo, famigliare.

Il monitoraggio continuo del battito cardiaco fetale non sempre è necessario ma quando è opportuno rappresenta un valido ed indispensabile ausilio per controllare il benessere fetale. In caso di travaglio fisiologico ci si limita ad un controllo intermittente e anche le visite ostetriche devono essere limitate allo stretto necessario. La gravida deve essere aiutata ad affrontare questo percorso nel modo più dolce possibile evitando inutili stress od invasioni delle propria intimità. 

Il parto fisiologico passo dopo passo

Il parto è caratterizzato dall’espulsione del bambino: dapprima la testa, poi il tronco ed infine le gambe. Successivamente verrà espulsa anche la placenta, questo periodo viene definito come secondamento.

Attualmente nel parto fisiologico si tende a recidere il cordone ombelicale in un tempo successivo alla stessa espulsione della placenta ma è una scelta che deve essere fatta dalla neomamma. Atteggiamenti ovviamente diversi verranno tenuti in caso di complicazioni come eventuali emorragie dopo il parto.

Il piano perineale che si distende al momento del parto per permettere la fuoriuscita del bambino può andare incontro a lacerazioni spontanee di diversi gradi a secondo dei tessuti coinvolti ma che vengono suturate subito dopo il parto in anestesia locale. Il taglio chirurgico (episiotomia) viene riservato solo in casi molto particolari o se devono essere eseguite manovre per facilitare od accelerare il momento dell’espulsione.

Dopo il parto vengono utilizzati dei farmaci utero tonici che aiutando la contrazione dell’utero prevengono le emorragie: il punto in cui era attaccate la placenta infatti si presenta come una ferita con vasi aperti e la contrazione serve proprio a chiudere questi vasi evitando le perdite ematiche. Attaccare subito il bimbo al seno oltre a favorire l’allattamento ed il rapporto madre-figlio, serve a stimolare la produzione di un ormone, l’ossitocina, che aiuta la contrazione uterina.

Dopo un opportuno periodo di osservazione in sala travaglio od in sala parto, mamma e bambino vengono portati in reparto ad iniziare, tramite il rooming in, il rapporto simbiotico che li unirà per tutta la vita. 

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