Gli esami da fare durante la gravidanza

Autore Dottor Ezio Bergamini - Ginecologo

Aspettare un bambino è l’emozione più grande per una donna.
Al ritardo mestruale segue il test di gravidanza e una volta arrivata la conferma ci si pone il problema: che fare? Ecco gli esami necessari per una gravidanza sotto controllo.

Assumi acido folico con regolarità

L’assunzione di acido folico o meglio di tetraidrofolato, se non già assunto, deve essere iniziata immediatamente. L’acido folico infatti ha un ruolo importante nella prevenzione delle malformazioni congenite del tubo neurale, in particolare della spina bifida (che colpisce 1/1300 nati) e grazie al suo ruolo sulla omocisteina nella prevenzione dell’ipertensione e dei disturbi coagulativi in gravidanza.

I primi mesi di gestazione: dosaggio dell’hcg beta ed ecografia

Tra la 5a e la 7a settimana una importante quota di gravidanze si interrompono per motivi genetici malformativi: la Natura elimina ciò che è incompatibile con la vita. Contro questa evoluzione ovviamente non esiste terapia, ma può essere eseguito un monitoraggio della gravidanza iniziale con il dosaggio dell’HCG beta (test di gravidanza sul sangue): il valore numerico fornito tende a raddoppiarsi ogni 48 ore, indicando una buona evoluzione della gravidanza.

A valori superiori a 1000/1500 UI interviene anche l’ecografia transvaginale, che permette l’identificazione dapprima del sacco gestazionale e del sacco vitellino (alla 5a settimana) poi dell’embrione e del battito cardiaco fetale (dalla 6° settimana). 

Anamnesi delle patologie ereditarie ed esami di routine

La prima visita medica deve prevedere:

  • una indagine accurata delle patologie materne e paterne, dei parenti diretti (anamnesi familiare e personale);
  • controllo della pressione e del peso;
  • esami ematici finalizzati a individuare eventuali patologie materne, quali gruppo sanguigno, RH, frazione emoglobinica, emocromo, funzionalità renale ed epatica, glicemia, sideremia o infezioni attuali o pregresse (sifilide, rosolia, toxoplasmosi, Citomegalovirus, epatite B, epatite C, HIV);

il tutto unito agli opportuni consigli alimentari e comportamentali in caso di negatività agli esami e successivo controllo durante tutta la gravidanza. 

Diagnosi prenatale: tecniche invasive e non invasive

Verso la fine del primo trimestre sono disponibili le tecniche di diagnosi prenatale: termine che comprende procedure per riconoscere o escludere la presenza nel feto di anomalie congenite. Si dividono in tecniche non invasive (NIPT) o invasive.


Le tecniche non invasive sono rappresentate da:

  • translucenza nucale ( ecografia eseguita tra la 11a settimana e la 13a settimana ) che analizzando l’ispessimento della nuca fetale, dell’osso nasale, della frequenza del battito fetale, dell’età materna calcola con un algoritmo matematico il rischio di patologie cromosomiche fetali o di malformazioni con un attendibilità di circa il 60% ;
  • il Bi Test (in cui all’ecografia della plica nucale viene associato un prelievo ematico materno che dosa il Free HCG beta e Papp A eseguiti dopo la 10a settimana) che aumenta la sua attendibilità fino all’80% circa;
  • l’analisi del DNA fetale nel sangue materno che raggiunge una attendibilità di oltre il 99% nell’identificare le patologie cromosomiche.

Queste tecniche non sono ovviamente diagnostiche ma atte solo a individuare il rischio di patologie e indirizzare eventualmente verso le tecniche invasive che sono rappresentate da:

  • villocentesi (prelievo tramite ago sotto guida ecografica di tessuto coriale villi dalla placenta) eseguita tra la 10a e 13a settimana; questo esame, pur essendo riferito alla placenta permette però l’interruzione eventuale della gravidanza tramite isterosuzione e per scelta personale della paziente (applicazione della legge 194) grazie alla precocità della diagnosi;
  • amniocentesi (prelievo di liquido amniotico sotto visione ecografica ) eseguito dopo la 15a settimana; più precisa avendo a disposizione cellule fetali, costringe in caso di positività all’induzione di un parto abortivo.

L’ecografia genetica e quella morfologica

Un ruolo importante ai fini dell’individuazione precoce delle patologie malformative fetali lo svolge anche l’ecografia genetica eseguita tra la 12a e 15a settimana. Lo scopo di questo esame morfologico anticipato è proprio quello di individuare eventuali anomalie morfologiche o muscolo scheletriche o neurologiche che possano suggerire l’esecuzione di indagini invasive complementari per diagnosticare patologie cromosomiche o genetiche.

Al 2° trimestre, tra la 19a e 22a settimana, si procede all’ ecografia morfologica. L’esame ecografico a questa epoca, eseguito solitamente dagli ecografisti più esperti e con le apparecchiature migliori, ha lo scopo di studiare l’anatomia fetale e identificare eventuali malformazioni congenite strutturali, misurare gli indici biometrici e le analisi flussimetriche dei vasi uterini ed ombelicali. Riprende quanto eventualmente eseguito con l’ecografia genetica con però una valutazione più precisa soprattutto per il cuore, patologie urinarie o anomalie del digerente.

L’importanza di questo esame e di questa epoca di esecuzione è da inquadrare nella possibilità, al fronte di eventuali anomalie fetali, di poter compiere una scelta riproduttiva consapevole e decidere per tempo una eventuale interruzione di gravidanza o al contrario preparare i futuri genitori alla gestione di disabilità, eventuali trattamenti o scelta di centri specializzati in cui partorire. 

Controllo del diabete e immunoprofilassi

Tra la 22a e 28a settimana si può prevedere, nei casi indicati, l’esecuzione dell’OGTT (test da carico per l’identificazione del diabete gestazionale).

Importante è il controllo del Test di Coombs ovvero la ricerca di anticorpi anti Rh in caso di gravide Rh negative con partner Rh positivo ed in questi casi l’esecuzione di immunoprofilassi anti Rh alla 28a settimana.

Verso il parto: gli ultimi esami prima del ricovero

Al 3° trimestre (30a/32a settimana) l’esecuzione di una ulteriore ecografia per controllo della crescita fetale e di eventuali anomalie o malformazioni identificabili a questa epoca di gravidanza permette l’identificazione di ritardi di crescita o arresti e iniziare un percorso diagnostico terapeutico programmando anche una eventuale anticipazione della nascita.

Presso il termine della gravidanza si procede agli esami pre-ricovero:

  • tampone vaginale/rettale per la ricerca dello Streptococco B che comporterà in caso di positività una terapia in travaglio o in caso di rottura prematura delle membrane amniotiche;
  • visita anestesiologica in caso di parto con l’anestesia peridurale;
  • ecografia alla 40a settimana per controllare la salute fetale tramite valutazione del liquido amniotico, della biometria, dei movimenti fetali e respiratori;
  • cardiotocografia (tracciato) con la registrazione della frequenza del battito cardiaco fetale e dell’attività contrattile. 

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