Disturbi intestinali: e se fosse intolleranza al lattosio?

Autore Alessia Aldini - Farmacista

I disturbi dell’apparato gastro intestinale sono estremamente diffusi nella popolazione e i sintomi possono influire negativamente sullo stile di vita dell’individuo. Per questo spesso si sceglie di farsi visitare dal medico specialista affinché indaghi più a fondo sulle cause e arrivi ad una diagnosi precisa, nonché a una cura.

Sintomi quali:

·        gonfiore;

·        crampi e dolori addominali;

·        meteorismo;

·        flatulenza;

·        diarrea;

·        cefalea;
spossatezza;

possono essere attribuibili a una probabile intolleranza al lattosio.

Si stima che in Italia circa il 50% della popolazione sia intollerante al lattosio, ma siccome l’insorgenza dei sintomi è cosi variabile, non tutti necessitano di approfondimenti diagnostici.

COME SI DIAGNOSTICA UNA INTOLLERANZA AL LATTOSIO?

La diagnosi dell’intolleranza al lattosio può avvenire attraverso due vie:

·        breath test

·        test genetico

BREATH TEST

Significa “test del respiro” e si tratta di un esame non invasivo. Viene somministrata una certa quantità di lattosio: in assenza di lattasi avviene la fermentazione e si produce idrogeno, che viene eliminato dai polmoni. Si misura quindi la quantità di idrogeno espirata nel tempo. L’entità di idrogeno prodotto è direttamente proporzionale a quella dell’intolleranza, tenendo sempre in considerazione la presenza di eventuali altre intolleranze alimentari. Il test richiede tempo, circa tre ore di permanenza nel laboratorio, e ha un rischio di falsi positivi. Si esegue a digiuno e dopo aver seguito alcuni accorgimenti dietetici nei giorni precedenti l’esame. Ci indica quindi se vi è o meno uno stato di intolleranza e la sua entità, senza entrare nello specifico sulla forma della malattia.

TEST GENETICO

Il test genetico viene effettuato analizzando il DNA in un campione di saliva. In questo modo si può analizzare la variante genetica che può causare il deficit enzimatico. Ci fa capire quindi se lo stato di intolleranza è primario, dovuto effettivamente a cause genetiche, o secondario, ovvero subentrato in seguito ad altre malattie infiammatorie dell’intestino.

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