L'itinerario del Sagrantino

Autore Bene Insieme

Il vino a Montefalco fa parte del DNA della città e del territorio ed è bene impresso perfino sui muri del borgo medioevale, patria di uno dei rossi famosi del mondo: il Sagrantino. Davanti allo studio di un notaio sta aggrappato un vitigno. Una targa di ottone, fissata alle pietre della casa, racconta che si tratta di una antica pianta di Sagrantino. La più vecchia di tutte, però, si trova nel con vento di Santa Chiara: ha quasi 300 anni e le suore la mostrano orgogliose, se qualcuno chiede di vederla. Montefalco è una dei rari comuni nel mondo che ha ancora al suo interno vigneti produttivi. Crescono dentro la cerchia delle mura medioevali, nei cortili e nei giardini abbarbicati uno sull'altro. Montefalco è il punto di partenza del nostro itinerario, che si snoda in una delle zone più belle e verdi d'Italia, tanto che viente chiamata la ringhiera dell'Umbria. 
Ringhiera perché il borgo circonda con le sue mura un alto colle, dal quale domina una vasta pianura disseminata da vigneti. La storia del Sagrantino é quella di un vino che veniva tenuto in serbo per le grandi occasioni. Ottenuto dal vitigno omonimo, era un passito che doveva servire a celebrare le feste sacre, come la Pasqua e il Natale: da qui il suo nome.
Poi, una trentina di anni fa, rispondendo alle esigenze del mercato, si provò a vinificare per produrre un vino secco. Furono necessari molti investimenti in vigneto e grazie ad Arnaldo Caprai, con l'aiuto del prof. Leonardo Valenti dell'univesità di Milano inizio il progetto Sagrantino, che ha dato impulso al territorio e creato uno dei vini più apprezzati dagli intenditori. 
Nell'esplorazione di questo autentico giacimento enogastronomico, seguiamo la Strada del Sagrantino, dove la qualità è certificata dall'associazione omonima.
In cima a Montefalco, nella piazza medioevale, le enoteche e locali itipici propongono degustazioni di vini abbinti a zuppe di legumi,pasta con i tartufi, bruschette, salumi e formaggi. 
Dopo aver soddisfaato il palato, si può scendere per via Ringhiera Umbra fino al belverdere appena fuori dalle mura. A metà strada merita una visita la chiesa di San Francesco, oggi adibita a museo.
Qui si può ammirare il ciclo di affreschi con le Storie di San Francesco, realizzato da Benozzo Gozzoli. nel 1452.
Montefalco era un tempo rinomata per le sue lavorazioni tessili che vengono riproposte con gli stessi disegni e colori i un tempo. Attività commerciali e suggestioni mistiche, peccati di gola e promesse di vita eterna, le due anime dell'Umbria si rincorrono e convivono felicemente. Da Montefalco, puntando a sud, si raggiunge Castel Ritaldi, un altro paese ricco di storia dove è sufficiente affondare la zappa in profondità per trovere frammenti di anfore o suppellettili romane. Il bel castello circolare, racchiude il paese antico, che offre degustazioni di vini e olio extravergine.
Se in Umbria sono tanti i piccoli centri rimasti intatti nel tempo, Bevagna è un caso a sé.
Per 10 giorni all'anno, infatti, chi varca le mura della cittadina, si ritrova a vivere come nel Medioevo. Succede a fine giugno, quando viene organizzato il Mercato del Gaite. Agli angoli delle strade e negli androni vengono allestite le botteghe degli artigiani: il ceraiolo, il cartaio, il canapaio, il fabbro, lo spadaio. Nelle piazze si montano i banchi di un mercato dove si vendono animali, fiori, cacio, melarance, mantelli di seta. Nelle taverne si preparano piatti secondo ricette d'epoca e la gente veste gli abiti del nobile e dell'artigiano, della castellana e del popolano. 
Ma anche negl altri periodi dell'anno Bevagna è una continua scoperta. Piazza Silverstri, con il palazzo dei Consoli e le due chiese di San Silvestro e San Michele, é una cartolina dal Medioevo. Tradizione medievale, ma anche resti archeolgici romani, come le terme che conservano un pavimento a mosaico bianco e nero, su cui sembrano nuotare tritoni, ippocampi, polpi e aragoste. Sono rimaste anche tracce del teatro, oggi adibito a laboratorio per l lavorazione della ceramica. Ma anche cibo: l'olio, naturalmente perfetto per le bruschette, le insalate e le zuppe di legumi. La pasta, fatta in casa, con il tartufo nero. E poi i palombacci alla ghiotta, come si gustano presso molte trattorie ed enoteche del luogo. Le lumache alla cantalupese, cotte alla brace e condite con erbe aromatiche e olio extravergine. Un viaggio tra storia, enogastronomia, reperti archeologici che non teme confronto con nessun'altro luogo al mondo.

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