La festa di Sant’Agata e la Cattedrale di Catania

Autore Bene Insieme

Ogni anno l’intera città di Catania, ringrazia la protettrice Sant'Agata, con una delle più grandi feste patronali d'Italia. Dal 3 al 5 febbraio, si ricorda e si rende omaggio alla Santa, martirizzata nel III sec per la sua fede cristiana, portando in processione un busto contenente le sue reliquie.

Centinaia di persone devote, vestite con la tradizionale tunica bianca (il sacco agatino) stretta da un cordone, calzando una cuffia nera e guanti bianchi, si aggrappano a un cordone lungo oltre cento metri. La vara dove si trovano le reliquie è seguita da undici alte colonne di legno, chiamate candelore. Durante il tragitto della processione non mancano dei punti ristoro, dove poter assaggiare qualche prelibatezza locale o dissetarsi magari con una spremuta di veri tarocchi siculi. La festa per la straordinaria affluenza è considerata una delle principali celebrazioni cattoliche al mondo e si conclude alla fine del terzo giorno con un rituale pagano ossia un sontuoso ed elaborato spettacolo pirotecnico.

Le reliquie di S. Agata che all’alba di ognuno di quei tre giorni, vengono salutate con una vera e propria ovazione dalle centinaia di fedeli presenti, sono custodite nella splendida Cattedrale di Catania. Nell’abside destra infatti si trova la cappella dedicata alla protettrice della città con il sacello che ne custodisce le preziose reliquie. Le spoglie sono distribuite in diversi reliquiari tutti realizzati in oro, argento e pietre preziose: altri frammenti del corpo sono conservati in teche che vengono portate in giro, durante i giorni delle festa.

Nella sagrestia del Duomo è possibile vedere un affresco di particolare interesse, non tanto dal punto di vista artistico quanto da quello storico dato che vi è rappresentata l’eruzione dell’Etna del 1669, testimonianza diretta e vissuta da chi ha visto ed ha partecipato ad un evento di tali proporzioni e conseguenze. Quella del 1669 fu una delle eruzioni più violente che colpirono in modo diretto il cuore di Catania, fino ad investire il Castello Ursino che venne così isolato dal mare, nei pressi del quale era stato edificato per ragioni difensive. 

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