Trieste: il castello di miramare e il faro della vittoria

Autore Bene Insieme

Edificato in pietra bianca d’Istria, il Castello di Miramare è la “porta” della città, dove lo stile rinascimentale e gotico si compenetrano. Al piano terra si trovano gli appartamenti che avrebbero dovuto ospitare Ferdinando Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio e che sono rimasti pressoché identici al periodo di costruzione. Salendo al primo piano si trovano invece, le camere per gli ospiti che hanno subito modifiche e piccoli restauri in tempi più recenti.
L’edificazione fu voluta nel 1850 dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo perché diventasse la dimora sua e dell’adorata consorte Carlotta del Belgio. In realtà, Miramare non divenne mai il nido d’amore della coppia reale poiché Massimiliano venne fucilato in Messico e Carlotta, impazzita di dolore per la perdita, visse nell’annesso castelletto per qualche anno, finché non ritornò in Belgio. La struggente storia dei due innamorati colpì la fantasia poetica di Carducci che nella poesia Castello di Miramare parla del luogo come di un “Nido d’amor costruito invano”. Il castello è circondato da un parco immenso: i triestini usano i giardini all’italiana, per fare jogging o andare a spasso mentre nella bella stagione, subito fuori il maestoso portone d’ingresso, si tuffano e prendono il sole. Il Faro della Vittoria, costruito durante il periodo fascista, commemora i marinai italiani caduti durante la Prima Guerra Mondiale, ma i simboli e i materiali usati, rivelano anche la celebrazione la vittoria italiana contro l’Impero Austro-Ungarico. Il Faro venne costruito dove sorgeva una fortezza austriaca e l’ancora fissata nella pietra istriana, subito sotto al marinaio, è quella dell’Audace, il primo cacciatorpediniere a entrare nel porto di Trieste liberata. Da ammirare l’iscrizione che c’è sul basamento, creata da Gabriele d’Annunzio: “Splendi e ricorda i caduti sul mare”. All’ingresso del Faro, in alto c’è una statua che impugna una corona d’alloro nella mano destra e una fiaccola nella sinistra. È la Vittoria Alata e per proteggerla dal forte vento di Bora, fu progettata con un complesso meccanismo interno che fa “sbattere” impercettibilmente le ali, in modo da assorbire e attutire le raffiche di vento. Il Faro della Vittoria è un’opera patriottica e, con i suoi 70 metri di altezza, illumina il Golfo per oltre 30 miglia marine ed è soprattutto il luogo ideale per accomiatarsi da questa città.

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